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26 aprile 2007

Completa La Serie

Giusto per essere un po seri, visto la demenzialità continua degli ultimi post, mi chiedevo quale sia la funzione per eccellenza dei blog.
"Essi" (come fossero unità a se stanti!) devono rispecchiare la personalità dell'autore, essere degli specchi della realtà, oppure un mondo di evasione, un tuo spazio personale e piu o meno privato dove buttare tutti i pensieri piu cupi e dark tipo "no basta oggi mi uccido, lasciate pure i commenti, li leggo prima dell'estremo gesto" oppure "mi sono tagliata ora una vena e sto schizzando il pc di sangue e scrivo con una mano tremolante, se non scriverò più forse sarò morto, o magari internato in qualche clinica psichiatrica"... [?]
penso la seconda, comunque...
per non parlare poi del layout (io ho cambiato l'ennesimo sfondo ieri). che deve comunicare? il proprio io interiore? la propria faccia? cioè bisognerebbe mettere una foto del proprio cervello come sfondo, ma essendo impossibile allora mette una proiezione del proprio io, un "simbolo" cioè un qualcosa che riconduce a qualcos'altro. in poche parole una rappresentazione astratta di se. vedo che va molto il colore nero fra i blog che sfoglio. cosa vorrà significare? che hanno sempre desiderato essere scuri di carnagione? mah... o forse era l'unica cosa bellina che hanno trovato.
o forse questo è l'ennesimo post demente che completa la serie. gia deve essere cosi.

14 aprile 2007

Genius

ieri pensavo.
vabbe non fate la battuta pessima e scontata ora "ah perchè pensi?".
si, pensavo alla vita...
*attimo di rabbia, basta con la gelosia*
...riprendendo il discorso.. pensavo alla vita e a come è strutturata, mentre studiavo la socializzazione dell'individuo.
famiglia - scuola - famglia di selezione o creazione - lavoro - MORTE
secondo me manca un passo.
secondo la morale, la società, o nonsocchì, noi dovremo lavorare tutta la vita, per arrivare poi a concluderla in tristezza, con la morte di noi stessi.
secondo m, però, prima della morte ci dovrebbe essere un altro passo. quello del divertimento.
tipo lavorare fino ai 50 anni e poi divertirsi fino alla morte.
questo però implica un controsennso, poichè arrivati ad una certa età la nostra morale ci impedisce di divertirci "come un tempo", come quano eravamo giovincelli.
quindi nella mia teoria ci sono parecchie falle.
dovremo prenderci un tot di anni di divertimento nella nostra vita (non riposo pensionistico, ma puro divertimeno), perchè quello adolescenziale non basta, finisce troppo presto.
oppure fare come dice dino, con la sua teoria del sonno continuo.
Egli pensa che noi sprechiamo troppo tempo dormendo, circa un terzo della nostra vita a letto.
quindi non si potrebbe accumulare tutto il sonno per la fine?
tipo arriviamo a sessant'anni e cadiamo in un profondo letargo che ci porta fino al sonno eterno, cosi viviamo in pieno la giovinezza. almeno ci possiamo divertire senza reumatismi.

02 aprile 2007

it's over

non c'è più quella spinta al divertimento.
non c'è più entusiasmo nel fare le cose, nell'aspettare quel determinato giorno per esprimere tutta la felicità possibile, raggrupparla tutta insieme ed esprimerla in un tuttuno di alcol, amici, cibo, musica, sabbia, urla..
non c'è la molla che ti fa saltare quell'idea nel cervello, che ti fa aspettare e un po sperare.
si sta consumando dentro di me quella voglia.
la trasmetto agli altri, la comunico, ma non vengo capita.
chi vive situazioni e vite diverse dalle mie, chi ogni giorno si sveglia con la sicurezza in corpo, chi vive ancora in questa teca di cristallo dal cielo azzurro e perfetto, chi è felice, chi non si preoccupa del futuro, non sa cosa vuol dire vivere in me, essere me.
è un processo che lento mi divora dentro, mi mangia il cuore, i sentimenti. mi fa svanire tutto, mi riduce ad un automa, giorno dopo giorno.
il mio cuore si gela giorno dopo giorno, i miei sentimenti che un tempo erano profondi e sinceri stanno mutando.
e Tu non lo capisci. tu che di me, un tempo, capivi tutto quanto. tu che mi stai perdendo, forse. tu che non interpreti i miei messaggi come dovrebbero essere interpretati. tu che in fondo, forse, sai come sono, e quel che provo e penso. tu che sai che sono gelosa, ma che non so essere cattiva neanche col mio peggior nemico. tu che preferisci stare con loro, o forse no, ma io capisco che è cosi. tu che litighi con me troppo spesso. tu che non so più chi sei.
non capisco più nulla, non so perchè o cosa sta accadendo. so solo che sta accadendo gia da un po, e non so se sarà reversibile.
proseguo per la mia strada, ogni giorno più fredda e triste, egoisticamente.